Inaugurazione del Negozio in Brera

17 novembre 2016
via Formentini 9, Milano

© Photo Nicola Ingegneri

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Pierluigi Ghianda – La Bottega come Simposio. Mostra della Triennale di Milano

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Triennale di Milano – presso Villa Reale di Monza
A cura di Aldo Colonetti, progetto di allestimento di Lorenzo Damiani
Dal 9 ottobre 2016 al 8 gennaio 2017
triennale.org/mostra/pierluigi-ghianda-la-bottega-come-simposio/

© Photo Gianluca Di Ioia

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Il lavoro della Bottega Ghianda, in mostra a Tokyo

BOTTEGA GHIANDA e Hinoki Kogei @ IIC TOKYO

 

L’esposizione Bottega Ghianda e Hinoki Kogei. Ebanisteria tra Italia e Giappone, tenutasi dall’uno all’otto novembre 2016 all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, ha riunito il lavoro di due maestri ai vertici dell’ebanisteria nel mondo: Pierluigi Ghianda e Chuzo Tozawa.

L’allestimento della mostra, curato dall’architetto Michele De Lucchi, ha evidenziato il legame tra la tradizione italiana dell’alta ebanisteria unita al design contemporaneo e la tradizione ebanistica giapponese nata da una cultura estetica che ha influenzato la nostra stessa modernità.

I quattordici pezzi della Bottega Ghianda in mostra, tuttora prodotti con maestria dalla Bottega, hanno rappresentato nella mostra giapponese l’eredità di Pierluigi Ghianda. È stato inoltre esposto, realizzato dagli stessi artigiani, un lavoro di Michele De Lucchi, a creare un simbolico anello di congiunzione tra il passato e il futuro della Bottega.

Gli stessi pezzi sono stati esposti in una mostra presso La Triennale – Villa Reale di Monza (9 ottobre – 27 novembre 2016) dedicata a Pierluigi Ghianda.

Dell’artista giapponese Chuzo Tozawa sono andati in mostra a Tokyo undici prodotti. Tozawa, fornitore della Casa Imperiale giapponese e fondatore della bottega Hinoki Kogei, è riconosciuto in tutto il mondo come uno dei più grandi ebanisti viventi.

La mostra, patrocinata dalla Triennale di Milano insieme all’Ambasciata italiana, si è inserita nell’ambito delle iniziative organizzate a Tokyo in occasione della Settimana del design e della XVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che per il 2016 ha avuto per tema “L’Italiano e la creatività: marchi e costumi, moda e design”.

© Photo Leo Pellegatta

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Giappone. De Lucchi e Fukasawa all’Istituto Italiano di Cultura nella capitale

Il tema dell’artigianato è di grande attualità. Fare le cose a mano, con perizia e qualità, è diventata sempre più una sfida di bravura tra l’uomo e la macchina, soprattutto oggi che è possibile produrre oggetti con strumenti che modellano tridimensionalmente con rapidità e precisione. Ma c’è differenza tra le cose fatte a macchina e le cose fatte a mano? Non è solamente nostalgia dei tempi passati, snobismo da annoiati intellettuali? Dopotutto le macchine le abbiamo create noi e le facciamo girare noi, sono anch’esse figlie della genialità umana. Inoltre le macchine producono in quantità, a basso costo e per tutti.

Non è una domanda oziosa. La civiltà delle macchine sa darci tanti vantaggi ma rischia anche di alienarci in una dimensione standardizzata che squalifica la personalità individuale. Dall’altra parte la sola dimensione artigianale non premetterebbe di beneficiare del benessere in cui viviamo in gran parte del mondo e non ci farebbe godere dei vantaggi della tecnologia, come quelli applicabili al mondo della medicina o delle telecomunicazioni, per citarne alcuni.

Ma la grande qualità del mondo artigianale è la dimensione umana. Ricominciare daccapo ogni volta che si inizia a fare qualcosa con le mani è una occasione straordinaria che ci mette di fronte a noi stessi, alle nostre capacità, al nostro talento e alla nostra creatività. Ne abbiamo bisogno, sempre più urgentemente. Gli automatismi sono efficienti e sicuri ma atrofizzano, rendendoci incapaci di reagire alle più piccole difficoltà.

Michele De Lucchi

© Photo Leo Pellegatta

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